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    Il gruppo di lavoro, coordinato da Antonia Laporta, Giorgia Evangelista ed Emanuela Venanzoni, si è svolto nel pomeriggio del sabato, dopo una mattinata di interventi in plenaria ed ha avuto l’obiettivo di elaborare alcune riflessioni e progetti sul tema della prevenzione nell’infanzia e nell’adolescenza.

    Il gruppo era formato prevalentemente da professionisti che lavorano nell’ambito della scuola o che collaborano con strutture del territorio. Si è partiti da una presentazione delle finalità dell’incontro: confrontarsi sulle proprie esperienze e creare proposte di intervento che potranno, successivamente, essere portate avanti con il supporto delle tre realtà organizzatrici del Convegno. Successivamente, c’è stata la presentazione dei partecipanti ed ognuno ha espresso le motivazioni per le quali aveva scelto questo gruppo; come detto precedentemente, la maggior parte di loro lavora nella scuola o in campi che li portano a contatto con i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie. Erano presenti, infatti: psicoterapeuti, insegnanti, pediatre, logopediste, consellor, genitori.

    Molti hanno espresso le loro difficoltà quotidiane nel confrontarsi con le nuove generazioni in crescita e con la complessa realtà della scuola di oggi; i partecipanti hanno raccontato come, talvolta, ci siano grosse difficoltà sia nel dialogare con le istituzioni per la presentazione di progetti di prevenzione e sia per la creazione di una rete con altri professionisti con i quali promuovere insieme qualcosa di significativo. Noi coordinatori del gruppo avevamo presentato, precedentemente, una serie di “parole chiave” che potessero dare via ad un brainstorming dal quale partire per una condivisione di intenti ed essere utilizzate, successivamente, per la progettazione vera e propria. Abbiamo proposto le seguenti parole-stimolo: benessere psicofisico e sociale; cause del disagio; buone prassi; alfabetizzazione emotiva; prevenzione primaria; lavoro di rete; fattori di protezione; fiducia; confronto; strumenti per gli operatori.

    In effetti, la lettura delle parole chiave ha suscitato subito un’attivazione nel gruppo, risvegliando esperienze e ricordi di ciascuno rispetto al proprio lavoro, ma anche rispetto ai vissuti ed alle proprie dinamiche relazionali. Questo ha permesso, inoltre, di creare un buon “clima” nel gruppo ed una condivisione rispetto a ciò che secondo loro andava fatto per parlare di prevenzione, al di fuori, in contesti diversi da quello offerto dal convegno.

    In una seconda fase, sono state date dai coordinatori alcune linee guida rispetto alla creazione del progetto vero e proprio; a questo punto il gruppo si è suddiviso in due sottogruppi: uno che si sarebbe occupato dell’infanzia ed un altro dell’adolescenza.

    I due sottogruppi si sono mostrati attivi e pronti a lavorare insieme e, come nella tradizione della nostra scuola di formazione, il lavoro finale consisteva nell’esporre il progetto elaborato a tutti i congressisti, nel corso dei lavori della domenica mattina. I partecipanti ai due sottogruppi hanno, infatti, preparato un cartellone che sarà illustrato da un portavoce, per raccontare il processo vissuto dal gruppo, i punti di forza e le eventuali criticità che hanno riscontrato nella stesura del progetto.

    Mentre osservavamo il processo che via via prendeva corpo, notavamo quanto il confrontarsi, la condivisione stava dando forma ad un nuovo vissuto delle loro esperienze e quanto già il fatto di creare, al momento, una “rete di lavoro”, desse nuova linfa per generare idee diverse e prassi significative.Dopo un momento di condivisione e di lavoro durato circa mezz’ora i due sottogruppi si sono di nuovo riuniti ed hanno raccontato cosa avevano creato insieme.

    Il sottogruppo dedicato all’infanzia ha concentrato l’ attenzione sul tema dell’accompagnamento e del sostegno alla genitorialità, sin dall’idea del concepimento da parte dei futuri genitori, per poi seguire alla nascita ed nei primi anni di vita del bambino/a. Con questo, ci si riferisce all’importanza di attivare confronti ed eventuali percorsi formativi che interconnettano i diversi partecipanti alla crescita dei bambini: famiglia, pediatra, scuola, operatori sociali, persone presenti nei tempi extrascolastici. E questo per diffondere il senso di appartenenza nelle varie realtà sociali, per creare comunità e per non far sentire “soli” i genitori che in questo modo, possono trovare spazio, attenzione e sostegno nel loro ruolo stimolante, bello, ma altrettanto delicato e complesso.

    Il sottogruppo dedicato all’adolescenza ha posto, invece, attenzione sull’importanza di creare uno spazio in cui i ragazzi possano stare tra di loro, fare e/o creare delle attività e dove chi avesse un’attitudine particolare potesse trasmetterla all’altro, in un ambiente di scambio e condivisione.

    Dunque: promuovere la possibilità di creare un luogo per essere e per stare; per esprimere e condividere talenti; per incontrarsi ed ascoltarsi.

    Entrambi i gruppi hanno sottolineato, nella loro progettazione, quanto siano importanti, al fine della prevenzione e di una buona intercettazione del disagio: lo stare insieme, la condivisione, lo spazio comune ed il non sentirsi soli, in una società liquida e a volte poco tesa a dare sostegno o voce a chi attraversa un momento di difficoltà.

    E’ stato un incontro ricco di spunti e di attivazioni che ha rappresentato un ottimo punto di partenza per un futuro scambio di idee, informazioni e professionalità e per portare avanti a vari livelli i progetti che sono emersi durante il convegno.

    Quindi, continuiamo a stare insieme!

    Antonia Laporta: psicologa-psicoterapeuta,didatta della Fondazione italiana Gestalt

    Emanuela Venanzoni: psicologa-psicoterapeuta, didatta della Fondazione Italiana Gestalt

    Giorgia Evangelista: counsellor, didatta della Fondazione Italiana Gestalt

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